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Vivi Zen: 01/01/2010 - 02/01/2010

giovedì 28 gennaio 2010

 

Produttività Zen: Cambiano le Regole del Lavoro

Per anni, innumerevoli libri e articoli in tema di produttività hanno cercato di insegnarci come comportarci per rendere di più sul lavoro.

I consigli in passato erano in genere sempre gli stessi: esegui il più velocemente possibile il compito che ti è stato assegnato, agisci in multi-tasking, lavora più rapidamente, dedica maggior tempo al lavoro.

In breve, ci hanno insegnato ad essere un buon ingranaggio di una macchina che da noi pretende sempre di più.

Ma quella appena descritta è la vecchia scuola della produttività, la Produttività 1.0.

Oggi mi piace guardare alla Produttività 2.0, o Produttività Zen: un nuovo insieme di regole che possono cambiare il nostro approccio al lavoro. Vediamo come.

1. Non pensare solo a portare a termine il compito con rapidità – Concentrati e concediti il tempo necessario

Vecchia Scuola: Esegui il compito. La vecchia scuola della produttività ha insegnato che sul lavoro hai una serie di attività da portare a termine, e prima riesci a sbrigarle meglio è per tutti. Eseguire più compiti possibili in una giornata lavorativa era l’obiettivo ultimo. L’ossessione del tempo e delle urgenze era l’imperativo categorico cui asservirsi.

Produttività Zen: Lavora con più concentrazione. Il nuovo lavoratore non è ossessionato dalla rapidità e dalla necessità di affrettarsi a portare a termine i suoi compiti. Permette a se stesso di rallentare e di lavorare ad un passo più piacevole. Allontana le distrazioni e si focalizza su ciò su cui sta lavorando, con calma e senza fretta, con piacere, senza urgenze o assilli. Il nuovo lavoratore si appassiona ai compiti importanti ed eccitanti e li svolge con piacere ed interesse attivo. Tutto ciò conduce ad una nuovo concetto di produttività – una visione in cui è la qualità e non la rapidità ad avere importanza, dove c’è passione, entusiasmo e soddisfazione nel portare a termine un’attività.

2. Abbandona la carta – automatizza il tuo lavoro con la tecnologia.

Vecchia Scuola: stampa ogni documento, lavora tra tonnellate di carta. Il vecchio lavoratore aveva mucchi di fogli e questionari da riempire, stampava ogni documento e aveva imparato a destreggiarsi con abilità tra il fax, la stampante e la fotocopiatrice.

Produttività Zen: utilizza la tecnologia. Puoi avere a disposizione qualsiasi documento in formato digitale. Il nuovo lavoratore può conservare ogni dato rilevante all’interno di un computer e gestirlo in innumerevoli modi. Non c’è più bisogno di fotocopiare, stampare, faxare. Ciascuno di noi può comprare qualsiasi oggetto on line e farselo spedire a casa senza che sia necessario stampare un solo foglio– tutto può essere automatizzato. Cerca di sfruttarne al meglio i vantaggi.

3. Abbandona il multi-tasking – fai una cosa per volta.

Vecchia scuola: Il Multi-tasking è sinonimo di produttività. Sapersi destreggiare tra molteplici attività era considerata la massima espressione della produttività. Ma la realtà è un’altra. La mente umana non può cimentarsi nel multitasking senza ridurre drasticamente la qualità dei singoli processi. Il multitasking può facilmente indurre all’errore e portare allo stress. Il frenetico e impulsivo passaggio da un’attività all’altra ti impedisce di rilassarti e di ricaricare le energie mentali.

Produttività Zen: Fai una cosa per volta. Ciò di cui abbiamo costantemente bisogno è la nostra oasi di calma e serenità, anche nel bel mezzo di situazioni potenzialmente stressanti. Il nuovo lavoratore svolge una sola attività per volta, non ne inizia una nuova senza aver portato a termine la precedente. Non passa dall’una all’altra e si concede una breve pausa una volta portata a termine ciascuna di esse. Il nuovo lavoratore elimina tutte le possibili distrazioni. Se non necessari, chiude le mail ed internet, spegne il cellulare, si concentra solo sulla singola attività e non si preoccupa di altro.

4. Produci di meno, non di più.

Vecchia Scuola: Produci di più. Ancora, l’idea era che più è meglio. I buoni manager erano considerati tali se erano in grado di spremere al massimo i loro collaboratori. I buoni lavoratori erano quelli che producevano di più.

Produttività Zen: Produci di meno. “Più” non necessariamente significa meglio. Non è la quantità ciò che conta. Il nuovo pensiero valorizza la qualità, si focalizza sull’innovazione, sulla creatività. Il nuovo lavoratore punta a migliore il mondo in cui si muove, non a velocizzarlo o a riempirlo di cose inutili.

5. Abbandona le gerarchie, vivi (e lavora) in libertà.

Vecchia Scuola: Viva le gerarchie. Il vecchio modo di pensare riteneva il modello gerarchico quello più efficiente. Dopotutto nelle dittature i treni arrivano sempre in orario, no? Ma ciò non sempre è vero. Nelle strutture gerarchiche, i livelli più bassi sono spesso impossibilitati ad agire fin quando il livello superiore non abbia adottato una decisione, e di frequente i livelli più alti non hanno a disposizione le informazioni necessarie per decidere a causa di un difetto di comunicazione con i livelli più bassi. Il risultato è un circolo vizioso che causa elevata inefficienza.

Produttività Zen: Indipendenza, libertà e collaborazione. I modelli gerarchici stanno perdendo terreno, nuove forme di organizzazione e di collaborazione stanno emergendo. Sempre di più le persone riescono a lavorare in modo indipendente, sia all’interno di una struttura societaria che in proprio, come freelancers o consulenti. Il nuovo lavoratore ha il potere di prendere delle decisioni, la comunicazione è più efficiente, i margini di libertà sono più ampi, la collaborazione è più fluida. C’è passione in ciò che si realizza, il lavoro non è solo un mezzo di sussistenza.

6. Lavora di meno, non di più.

Vecchia scuola: Lavora fino a tardi. Lavora duro e fino a notte inoltrata! Produci! Lavorare fino a tardi ti faceva guadagnare dei punti con il tuo capo, e c’era competizione tra i colleghi per vedere chi lavorava di più e più a lungo. Chi andava via presto era considerato uno sfaticato, mentre chi rimaneva fino a tardi era considerato un bravo lavoratore, un esempio da imitare.

Produttività Zen: Lavora di meno. Il nuovo concetto di vita e di lavoro si sposa con l’idea di flessibilità. Tra i nuovi valori c’è la liberta, il nuovo lavoratore sta realizzando che il lavoro non è tutto e che ciò che davvero conta è essere felici, produrre lavoro di valore, avere la libertà di essere creativo ed innovativo, avere passione in ciò che si fa…piuttosto che dare tutto noi stessi per qualcosa di cui non ci importa granché. Il risultato è che un numero sempre maggiore di persone lavora da casa, molti concordano orari flessibili in base alle proprie esigenze, arrivano presto e se ne vanno prima, o arrivano tardi per restare più a lungo. Molti fanno una siesta nel pomeriggio, quando la loro produttività è al minimo, per riprendere più tardi freschi e riposati. E molti impongono dei limiti al numero di ore che intendono dedicare al lavoro, sia per avere più tempo per se stessi, la propria famiglia e gli amici, sia perché realizzano che tali limiti consentono loro di utilizzare in modo più efficace e produttivo il minor numero di ore lavorate.

Fabio

Se vuoi scrivermi: vivizen[at]vivizen.com

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lunedì 25 gennaio 2010

 

Osho: la Consapevolezza dell'Amore

Diventa sempre più consapevole dell’amore.

Il tuo cuore è profondamente addormentato – dev’essere risvegliato.

E quando sarà sveglio, potrai essere straordinariamente felice.

La felicità è una funzione dell’amore; non c’è nient’altro che possa fare qualcuno felice, tranne l’amore.

In quasi tutti, il cuore è profondamente addormentato. Non ci hanno mai insegnato la via dell’amore, ma ci hanno insegnato la via dell’odio, perché siamo stati condizionati a lottare, a combattere.

Ti hanno insegnato che il mondo intero è tuo nemico e che tutti sono pronti a saltarti addosso. A volte questo condizionamento è diretto, a volte è indiretto, ma è sempre così: vivi in un mondo competitivo e se vuoi sopravvivere devi lottare, e lottare con ogni mezzo, onesto o disonesto. Se non lo farai, sarai sconfitto; per difenderti, devi attaccare.

Questo è il condizionamento della mente e quindi, naturalmente, l’amore è scomparso dall’esistenza.

Il cuore continua a pulsare come meccanismo fisico, ma non è più un veicolo spirituale – eppure il suo ruolo sarebbe proprio quello. Non è solo un apparato fisico, è anche un veicolo spirituale. Perciò quando inizi a palpitare d’amore, sei pienamente vivo, per la prima volta.

Diventa consapevole di questo fatto: più sei consapevole e più amore sentirai.

Quando tieni per mano un amico, fallo con grande consapevolezza. Osserva se la tua mano sta irradiando calore oppure no. Infatti è possibile tenere per mano qualcuno senza che ci sia alcuna comunicazione o trasferimento di energia. Puoi tenere qualcuno per mano, e tuttavia la tua mano può essere fredda, gelata. Non c’è vibrazione o pulsazione; l’energia non sta fluendo verso l’amico. Ma allora è un gesto inutile, vuoto e impotente.

Quando stai tenendo l’amico per mano, osserva se nel profondo di te l’energia scorre oppure no, e aiuta il flusso dell’energia in quella direzione. Porta l’energia nella mano, dirigila lì. All’inizio sarà solo un’esercizio dell’immaginazione, ma l’energia tende a seguire l’immaginazione.

L’immaginazione crea le radici, e canalizza l’energia. Perciò, quando tieni la mano dell’amico, fallo con consapevolezza e immagina che l’energia si stia muovendo verso quel punto, in modo che la mano diventi calda e accogliente. Vedrai accadere una trasformazione straordinaria.

Quando guardi qualcuno, guardalo con gli occhi dell’amore, altrimenti gli occhi del corpo sono come pietre, freddi, e per nulla accoglienti.

Quando guardi le persone, riversa amore su di loro attraverso gli occhi. Quando cammini, cammina riversando amore tutt’intorno.

All’inizio sarà solo immaginazione, ma presto vedrai che è diventata realtà. Anche gli altri sentiranno che hai una personalità più calda… che quando si avvicinano a te nasce in loro un senso di grande benessere.

Questo dev’essere il tuo sforzo cosciente: diventa più consapevole dell’amore ed esprimi più amore.

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giovedì 21 gennaio 2010

 

L’Ingrediente Segreto della Felicità

C’era un tempo in cui rispettavo gli altri, ero educato verso il prossimo, non facevo del male a nessuno.

Ed ero infelice.

Il motivo era uno soltanto, e ci ho messo un pò per individuarlo, ma meglio tardi che mai ;-)

Ero infelice perchè essere rispettosi, gentili ed educati non era sufficiente per raggiungere la felicità.

Forse ti starai domandando: cosa c’entra l’atteggiamento verso il prossimo con la felicità?

C’entra eccome, questa è la mia esperienza. Se c’è un solo insegnamento che la vita mi ha donato fino ad oggi è che la vera e autentica felicità posso raggiungerla soltanto amando e dedicandomi pienamente al prossimo.

La felicità l’ho ottenuta e la ottengo ogni giorno liberandomi dalle mie ansie, dalle mie preoccupazioni e dai miei interessi egoistici per aprirmi totalmente verso il prossimo e amarlo con tutto me stesso, incondizionatamente, senza chiedere nulla in cambio.

La felicità la raggiungo ogni istante mettendo in pratica un semplice “consiglio”: Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te.

Non intendo vincolare tutto questo a significati o concetti di tipo religioso: parlo semplicemente per esperienza. Ho scoperto che rendere felici gli altri mi rende felice, punto.

Ogni momento o situazione della giornata rappresenta per me l’occasione e il motivo per far stare meglio chi è vicino a me, per mettermi nella prospettiva del prossimo e cercare di soddisfarne bisogni e desideri.

Non sono necessari gesti o atti clamorosi ed eclatanti. La semplice quotidianità può essere vissuta in modo eccezionale semplicemente assumendo consapevolezza della nostra potenzialità: ognuno di noi è in grado di rendere migliore il mondo che lo circonda, ognuno di noi ha la straordinaria capacità di aiutare e rendere felice il prossimo.

Invece di lamentarci di ciò che non ci piace, iniziamo ad agire. Proviamo a iniziare da chi ci è vicino, proviamo a dedicarci al prossimo, proviamo a uscire dal nostro individualismo per abbracciare un insieme molto più ampio, la magnifica realtà delle persone che ci sono intorno.

Non siamo soli, per fortuna. E gli altri sono la nostra certezza di felicità.

Ho provato a prendermi cura degli altri, ad amarli. Incondizionatamente, senza chiedere nulla in cambio, cercando la gioia nel semplice atto di dare. E ho trovato la felicità.

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lunedì 18 gennaio 2010

 

Come Vincere la Timidezza

Ho convissuto con la timidezza per gran parte della mia esistenza. Anche oggi non posso di certo ritermene immune, ma l’esperienza e tanti piccoli passi mi hanno consentito di confinarla in uno spazio più limitato.

Mentre molte persone preferiscono pensare ad alta voce, io prediligo elaborare interiormente il mondo esterno, rispondere alle mie domande e giungere ad una risposta prima di parlare ed esprimerla a voce.

Se questo tratto della mia personalità spesso mi aiuta ad agire con il necessario raziocinio, dall’altro è anche la causa di una delle mie principali debolezze – la timidezza appunto.

Sebbene quindi non sia certamente un guru del tema (tutt’altro!) vorrei condividere alcune riflessioni sull’argomento e cercare di individuare le vie più efficaci per vincere la timidezza.

La Timidezza e la Paura

La timidezza è per molti versi radicata nel concetto di paura – una paura irrazionale di parlare, esporsi e mettersi a nudo senza maschere o freni. Alla base di tutto questo credo che ci sia un senso di insicurezza, spesso associato ad una sensibilità spiccata.

In molti casi, l’insicurezza e la paura nascono a seguito di esperienze negative, per lo più verificatesi nei primi anni di età, quando le reazioni frustranti o i commenti negativi di un adulto sono in grado di destabilizzarci al punto che ce ne trasciniamo le conseguenze in età adulta.

Personalmente, soltanto una volta divenuto più grandicello ho iniziato a rendermi conto che in genere le reazioni delle persone non erano tanto una risposta alle mie parole o ai miei comportamenti, quanto piuttosto un riflesso del loro stato d’animo, del loro umore o anche del loro carattere.

Un primo passo per superare la timidezza, dunque, è quello di riconoscere alle reazioni altrui un valore non necessariamente collegato ai nostri comportamenti o alle nostre parole.

Quando qualcuno reagisce negativamente o con rabbia verso di te, prova a non prenderla sul personale. Prova a collocarti nella prospettiva di quella persona e domandati se puoi esserle d’aiuto piuttosto che sentirti offeso o colpito. Metterti nella prospettiva altrui è la via migliore per collocare la reazione del prossimo nel giusto contesto.

In secondo luogo, è fondamentale liberarsi dei condizionamenti delle nostre esperienze negative. Usa gli errori e le critiche come strumenti per migliorarti, ma non indugiare sui pensieri negativi associati a tali esperienze. Quando un ricordo o un pensiero negativo affiora, cerca di focalizzarti su uno scenario positivo, ottimista e costruttivo.

Un altro punto importante da tenere a mente, a mio giudizio, è che le persone intorno a non sono così differenti da noi, tutt’altro. Come noi, ad un livello più o meno maggiore, sono insicuri, timidi e timorosi.
Come noi sono interessate a connettersi con il prossimo e a stabilire relazioni amichevoli. Il mondo lì fuori è pronto ad accoglierti, basta volerlo.

La Timidezza e l’Insicurezza

La timidezza è in genere radicata non soltanto nella paura, ma anche nell’insicurezza. Se non crediamo di poter fornire un valore aggiunto o interessante a una discussione, per esempio, scegliamo di rimanere in disparte e non parlare piuttosto che temere di dire banalità o inesattezze e sentirci in imbarazzo.

Per superare questo stallo, è fondamentale riconoscere il valore dei tuoi pensieri e il contributo che tu, in ogni occasione, sei in grado di offrire al prossimo. Per raggiungere il tuo potenziale e crescere come persona, è centrale condividere te stesso, la tua vita e i tuoi pensieri con il resto del mondo.

Il modo migliore per riuscire a condividere i tuoi pensieri con il prossimo è la pratica costante. Prova a importi di prendere la parola proprio quando più senti di avere timore a parlare. Esci dal guscio, esponiti.

Vedrai che il tuo sforzo verrà accolto positivamente, questo ti aiuterà ad acquisire maggiore sicurezza in te stesso e fiducia nel prossimo.

Le persone che ti sono intorno, vicine e lontane, hanno bisogno di te. Hanno bisogno dei tuoi pensieri, della tua opinione, del tuo giudizio. Ognuno di noi può aiutare il prossimo a superare i propri problemi. Ognuno di noi costituisce una preziosa e unica risorsa per il resto dell’umanità. Non limitiamoci, proviamo ad aprirci ogni giorno e totalmente verso il prossimo.

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giovedì 14 gennaio 2010

 

8 Pensieri Positivi che Ti Condurranno al Successo

Il successo non è il risultato di fattori ed elementi esterni.

Il successo è un atteggiamento mentale, un’attitudine che nasce dai nostri pensieri.

Il nostro modo di pensare e ciò che ripetiamo a noi stessi ogni giorno sono in grado di determinare il corso della nostra esistenza, consentendoci di raggiungere gli obiettivi e i risultati che ci prefiggiamo.

I nostri pensieri definiscono il nostro futuro, ad ogni livello, dal piano spirituale a quello materiale.

Quali sono allora i pensieri che possono aiutarci a percorrere la nostra strada verso il successo e raggiungere i nostri traguardi?

Eccone alcuni esempi:

1. Sono responsabile della mia vita

La vita non è qualcosa che ti accade. La tua vita è il risultato di come tu rispondi alle opportunità e alle sfide che si presentano. Di fronte a qualsiasi evento, anche quelli sui quali non hai nessun controllo, tu puoi sempre decidere come reagire e come affrontarlo. Non incolpare gli altri, non prendertela con la sfortuna, la tua vita è una tua scelta.

2. Posso rendere migliore il domani

Non ti piace la tua vita? Vorresti cambiarla? La buona notizia è che puoi farlo già da oggi. Puoi adoperarti fin da subito per rendere migliore il tuo domani. Abbandona ogni atteggiamento fatalistico e assumi il controllo del tuo destino.

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lunedì 11 gennaio 2010

 

La Fortuna Non E’ Casuale

Alcune persone sono più fortunate di altre.

Quanti di noi la pensano in questo modo? E per quale motivo?

Hai mai notato che gli accadimenti casuali incidono sulla tua vita molto più degli eventi che hai pianificato?

Un incontro imprevisto, un appuntamento mancato, un viaggio dell’ultimo minuto – questo genere di eventi spesso conduce la tua esistenza verso direzioni prima inaspettate.

La chiave consiste nel riconoscere le opportunità che spesso si celano dietro eventi imprevisti e cogliere le occasioni più vantaggiose. Ecco allora alcuni suggerimenti.

1. Sfrutta al Meglio gli Eventi Casuali. 

Siamo costantemente in balìa di accadimenti inattesi. Nella maggior parte dei casi, la reazione immediata è quella di evitare gli imprevisti perché l’istinto è quello di rimanere sui binari conosciuti, sul territorio a noi familiare. In qualche misura temiamo l’improvvisazione, la spontaneità. 

Ma se sei in grado di rilassarti, aprire la tua mente e affrontare con positività gli eventi imprevisti e casuali che via via si verificano, nuove opportunità si sveleranno, un mondo di possibilità ti si presenterà davanti.

2. Condividi i Tuoi Interessi e le tue Esperienze con le Persone che Incontri. 

Non devi certo obbligare gli altri ad ascoltare le tue storie. Ma impara ad aprirti e a conversare con le persone che incontri, anche se non le hai mai conosciute prima. Chiedigli qualcosa su di loro, interessati alla loro vita. 

Questo è un modo unico per creare delle connessioni interpersonali che altrimenti non potresti realizzare e coltivare. In tal modo, un incontro casuale potrà rappresentare una svolta positiva per la tua esistenza e allo stesso modo tu potrai costituire fonte di fortuna e felicità per qualcun altro.

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giovedì 7 gennaio 2010

 

Osho: Perchè Meditare

Meditazione vuol dire semplicemente dimenticarsi di tutto ciò che si è imparato.

È un processo di decondizionamento, un processo di deipnosi. La società ha appesantito tutti con il fardello di migliaia di pensieri. La meditazione ti aiuta a uscire da quel mondo di pensieri ed entrare in uno stato di silenzio.

È un processo di pulizia totale, che ti svuota di tutto ciò che ti è stato inculcato, che è stato forzato su di te. Quando sei vuoto, spazioso, pulito, silenzioso, allora la rivoluzione è accaduta, il sole è sorto: inizi a vivere nella sua luce!

E vivere nella luce del tuo sole interiore vuol dire vivere nel modo giusto. In realtà questo è l'unico modo di vivere. Altri modi sono solo un morire, una morte lenta; vogliono dire essere in una fila che diventa ogni momento più corta - in qualsiasi momento potresti arrivare in cima alla fila.

Tutti in realtà cercano di essere i primi della coda; c'è un grande desiderio di essere primi in tutto.La vita normale, ordinaria, è quella che viene di solito chiamata vita. Non lo è. È solo una pseudo vita. È un processo di morte graduale o, per essere più precisi, un processo di suicidio graduale. Nel momento in cui diventi silenzioso, consapevole e chiaro, e il tuo cielo interiore diventa colmo di gioia, hai il primo assaggio della vita vera.

Puoi chiamarlo dio, puoi chiamarlo illuminazione, puoi chiamarlo liberazione; è l'esperienza di verità, amore, libertà, estasi - nomi diversi, ma il fenomeno è lo stesso.

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lunedì 4 gennaio 2010

 

Una Vita in Cui Ti Riconosci

Amo Tiziano Terzani come scrittore, come giornalista, ma soprattutto come uomo. La sua vita è stata la testimonianza più limpida e sincera di una personalità generosa, aperta e coraggiosa. Oggi voglio proporvi attraverso le sue parole alcune considerazioni sulla nostra vita, le nostre aspirazioni e i nostri ideali.

Tiziano Terzani – La Fine è il Mio Inizio:

"Se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in maniera migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io oggi sento così forte."

[…]

"L’idea di studiare delle grandi cose in queste belle università piene di storia per poi andare a gestire dei soldi con un computer mi pareva sacrilego. Io pensavo che per fare una bella vita non occorreva andare in ufficio la mattina, accendere un computer […] Che vita è quella, che vita è?! Così ti spieghi anche tante frustrazioni nei giovani."

[…]

"Se tanti giovani si sentono disperati è perché non guardano. C’è così tanto da fare! E tanti fanno anche, c’è tanto volontariato in giro per il mondo. Uno non può rinunciare agli ideali."
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