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Vivi Zen: 12/01/2012 - 01/01/2013

martedì 25 dicembre 2012

 

I Rimpianti Più Grandi di Chi Sta per Morire -

Bronnie Ware è un’infermiera australiana che ha trascorso diversi anni della propria professione con i malati terminali, standogli vicino nelle loro ultime settimane di vita. 

Da questa esperienza Bronnie ha raccolto le testimonianze dirette di persone ormai prossime alla morte, chiedendo loro quali fossero, ora che erano giunti alla fine, i principali rimpianti della loro vita.
Bronnie evidenzia come le persone acquisiscano, quando stanno per morire, una straordinaria lucidità e una notevole capacità di analizzare in prospettiva la propria esistenza.
“Quando ho chiesto loro quali fossero i principali rimpianti della loro vita”, racconta Bronnie, “invariabilmente emergevano dei temi comuni e delle profonde analogie tra i vari pazienti.”
Ecco allora quali sono i 5 principali rimpianti di chi sta per morire, così come li ha raccolti Ware:
1. Vorrei avere avuto il coraggio di vivere una vita in linea con la mia personalità, invece di vivere la vita che gli altri si aspettavano da me.
"Questo è il più diffuso dei rimpianti. Quando le persone realizzano che la propria vita sta per giungere al capolinea e si guardano indietro, inevitabilmente comprendono che hanno rinunciato a gran parte dei propri sogni. Si rendono conto che non hanno inseguito ciò che davvero volevano, ma si sono limitati a fare ciò che gli altri ritenevano giusto facessero. Hanno vissuto la vita di qualcun altro, non la propria. La salute reca con sé una forma di liberta che molti apprezzano soltanto quando ormai l’hanno persa."

2. Vorrei non aver lavorato così tanto e così duramente.
"Praticamente tutti gli uomini che ho assistito hanno pronunciato questa frase. Persone talmente immerse nel proprio lavoro da mancare completamente l’adolescenza dei propri figli e trascurare la propria partner. Soltanto in punto di morte sembrano rendersi conto che il lavoro non gli avrebbe mai restituito la loro vita e i loro affetti.”

3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere pienamente i miei sentimenti.
"Molte persone sopprimono i propri sentimenti per mancanza di coraggio o per quieto vivere. Come conseguenza, si adagiano su di un’esistenza mediocre e non si sforzano minimanente di realizzare il proprio potenziale. Ciò li porta a covare rabbia e risentimento che finiscono per accompagnarli per tutto il resto della loro vita."

4. Vorrei aver mantenuto rapporti più stretti con i miei amici.
"Molte persone si rendono conto dell’importanza e del valore dei propri amici soltanto quando sono in punto di morte, magari soli e dimenticati. Molti sono stati così presi dalle proprie vite da trascurare e lasciar andare amici preziosi. E quando stanno per morire immancabilmente rimpiangono di non aver dato alle amicizie il giusto tempo che avrebbero meritato. A tutti coloro che sono vicini alla morte mancano i propri amici.”

5. Avrei voluto darmi la possibilità di essere più felice.
"Sorprendentemente, questo è uno dei rimpianti più comuni e diffusi. La maggior parte delle persone realizza soltanto al termine della propria vita che la felicità è una scelta. Per tutta la loro esistenza sono rimasti impantanati in vecchi schemi e abitudini limitanti. Il “comfort” della loro quotidianità li ha resi apatici e ha avuto gradualmente la meglio sulle loro emozioni e sulla loro sete di vita. La paura del cambiamento li ha indotti ad auto-convincersi che erano soddisfatti della propria vita, laddove dentro di sé desideravano più di ogni altra cosa tornare a ridere e ad emozionarsi come quando erano bambini.”

Qual è il tuo più grande rimpianto oggi, e cosa vorresti cambiare nella tua vita prima di morire?
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lunedì 3 dicembre 2012

 

La Consapevolezza del Ballerino -


In qualsiasi momento vedi del denaro, perdi la testa. In qualsiasi momento vedi il potere, il prestigio, perdi la testa: immediatamente dimentichi i valori intrinseci della tua vita, la tua felicità, la tua gioia, la tua delizia.

Scegli sempre qualcosa all'esterno e la baratti con qualcosa presente all'interno del tuo essere. Perdi la dimensione interiore e ottieni qualcosa in quella esteriore. Ma cosa ne farai?

Se anche ottenessi il mondo intero e perdessi te stesso, se anche conquistassi tutte le ricchezze del mondo e perdessi il tuo tesoro interiore, cosa ne faresti? Questa è l'infelicità.

Allora il mio invito è soltanto questo: sii attento, consapevole, cosciente delle tue motivazioni interiori, del tuo destino interiore. Non perderlo mai di vista, altrimenti sarai infelice. 

E quando sei infelice la gente dice: “Medita e sarai felice; prega e sarai felice; vai al tempio, sii religioso, sii un buon cristiano o un buon hindu e sarai felice!”. Sono tutte assurdità.

Sii felice! E la meditazione seguirà. Sii felice, e la religione seguirà.

Purtroppo la gente diventa religiosa solo quando è infelice; in quel caso la sua religione è fittizia, è falsa. Cerca invece di comprendere come mai sei infelice.

Un uomo che avrebbe potuto essere un bravissimo ballerino è seduto in un ufficio ad archiviare pratiche. Non ha alcuna possibilità di ballare: avrebbe potuto godersi la danza sotto le stelle, ma non fa che accumulare soldi in banca.
E persone simili dichiarano di essere infelici e cercano la felicità nella meditazione o nella religione. Ma quale efficacia potranno mai avere? Rimarranno le stesse persone di sempre: accumulano soldi, competono sul mercato. La meditazione o la preghiera forse li potrebbero aiutare a essere un pò più rilassati, in modo da portare avanti quelle assurdità meglio di adesso! Qua e là ti sono di aiuto, ma possono solo aiutarti a restare ciò che sei. Non ti trasformeranno minimamente.

Ecco perché io attraggo solo coloro che vogliono veramente osare, gli indemoniati, individui pronti a cambiare il loro stesso schema di vita, coloro che sono pronti a mettere in gioco ogni cosa per arrivare a conoscere se stessi... perché di fatto non avete nulla da rischiare: solo la vostra infelicità.

                                                                              - Osho - 


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