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Vivi Zen: Il Piacere, la Felicità e la Beatitudine -

lunedì 28 ottobre 2013

 

Il Piacere, la Felicità e la Beatitudine -


La felicità non ha nulla a che vedere con il successo, nulla a che vedere con l'ambizione, con il denaro, il potere, il prestigio. La felicità è qualcosa che ha a che fare esclusivamente con il tuo atteggiamento verso la realtà. - Osho

Dipende da te.

Che cos'è la felicità? Dipende da te, dal tuo stato di consapevolezza o di inconsapevolezza, dal fatto che tu sia sveglio oppure addormentato.

Se sei addormentato, per te il piacere sarà felicità.

Piacere vuol dire sensazioni: cercare di ottenere attraverso il corpo qualcosa che non si potrà mai conseguire tramite il corpo. Si forza il corpo a conseguire qualcosa che è incapace di realizzare: la gente sta cercando in tutti modi di realizzare la felicità tramite il corpo.

Il corpo ti può dare soltanto piaceri momentanei, e ogni piacere è equilibrato dal dolore, nella stessa quantità, nella stessa gradazione. Tu non sarai mai a tuo agio, in pace, tranquillo, perché quando provi piacere hai paura di perderlo, e quella paura lo avvelena. E quando sei perso nel dolore, ovviamente, sarà in preda al tormento e farai ogni sforzo possibile per uscirne… solo che ricaderci!

Il Buddha definisce tutto questo "la ruota della vita e della morte". Noi continuiamo a procedere all'interno di questa ruota, le siamo aggrappati… e quella ruota continua a girare: a volte fa la sua comparsa il piacere e a volte la sofferenza, in ogni caso noi siamo schiacciati tra questi due massi.

La persona addormentata vive passando da un piacere all'altro. Non fa che correre da una sensazione all'altra; vive accontentandosi di piccole eccitazioni: la sua vita è estremamente superficiale; non ha alcuna profondità, non ha alcuna qualità. Vive nel mondo della quantità.

Ci sono poi persone che vivono a cavallo delle due realtà: non sono addormentate e non sono sveglie, sono semplicemente in un limbo; un po' addormentate e un po' sveglie.

Questo accade quando inizi a meditare. Chi medita inizia ad allontanarsi dal sonno, verso il risveglio: è uno stato di transizione. In quel caso la felicità ha un significato del tutto diverso: diventa più una qualità e meno una quantità; e uno stato più psicologico e meno fisiologico.

Chi medita apprezza di più la musica, la poesia, il creare qualcosa. Persone simili godono della natura e della sua bellezza; La differenza tra il piacere e questa qualità di felicità è che non si tratta di uno sfogo, ma di un arricchimento: ti senti ricolmo e inizi a straripare.

È qualcosa che ha una profondità, ma neppure questo è l'Assoluto. L'Assoluto accade solo quando sei pienamente risvegliato, quando sei un Buddha, quando ogni sonno è scomparso e tutti i sogni si sono dissolti.

Vivi nel presente: nessun passato, nessun futuro, mai più! Sei assolutamente qui e ora. Questo istante è tutto: l'adesso è l'unico tempo e questo è l'unico spazio. Questa è beatitudine, questa è la vera felicità.

Ricerca la beatitudine, non restare perso nella giungla dei piaceri; elevati un po' di più. Raggiungi la felicità e poi la beatitudine.

Il piacere è animale, la felicità è umana, la beatitudine è divina. Il piacere ti lega, è un legame, ti incatena. La felicità ti dà un po' più di corda, un po' più di libertà, ma solo un po' di più. La beatitudine è libertà assoluta: inizi a elevarti, non sei più parte della terra e della sua rozzezza, diventi parte del cielo. Diventi leggero, luminoso, diventi gioia.

Il piacere dipende dagli altri. La felicità non è così dipendente dagli altri, ma è ancora separata da te. La beatitudine non è dipendente dagli altri e non è separata da te; è il tuo stesso essere, la tua natura essenziale.

- OSHO

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