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Vivi Zen: Come Superare la Paura del Rifiuto

mercoledì 9 luglio 2014

 

Come Superare la Paura del Rifiuto

"Vivi la tua vita per te e per nessun altro. Non lasciare che la paura di essere giudicato, rifiutato e denigrato ti impedisca di essere te stesso ". - Sonya Parker

Leggere o ascoltare la parola "rifiuto" evoca inevitabilmente in ciascuno di noi delle sensazioni legate al "non essere all'altezza", "non piacere agli altri", "avere qualcosa che non va".

La parola "rifiuto", dunque, evoca immediatamente l'idea di un giudizio negativo, di una condanna inappelabile nei nostri confronti perché a qualcuno non andiamo propriamente a genio.

Per poter imparare a gestire il rifiuto è innanzitutto fondamentale riconoscere che, per quanto doloroso e sgradevole sia, il rifiuto è parte integrante della vita. E questo vale per ciascuno di noi: neppure le persone di maggior successo possono sostenere di non aver mai ricevuto una qualsivoglia forma ti rifiuto.

Di sicuro ciascuno di noi è stato scaricato da una fidanzata, o si è visto superato da qualcun altro in un colloquio di lavoro, oppure ha ricevuto un secco "No" magari con tanto di porta sbattuta in faccia.

Il rifiuto inevitabilmente porta alla luce le emozioni più dolorose e difficili da gestire: ci vergogniamo, ci sentiamo inadeguati e finiamo per chiederci se davvero non ci sia qualcosa di sbagliato in noi.

Un recente studio dimostra che le stesse aree del cervello che si attivano durante le esperienze sensoriali dolorose si attivano anche quando sperimentiamo un rifiuto.

Il rifuto, letteralmente, fa male.

Cosa fare? Come possiamo diminuire il dolore del rifiuto e superare la paura di non essere accettati?

Ecco alcune considerazioni in merito.

Secondo il famoso psicologo Abraham Maslow, il primo passo per riuscere a gestire efficacemente la paura e il dolore del rifiuto è quello di rendere la propria fiducia e autostima totalmente indipendente dalla opinione degli altri: se qualcuno ti giudica negativamente questa opinione non diventerà certo automaticamente la tua.

Insomma, tu non devi identificarti con il rifiuto, perché questo è soltanto la conseguenza di una percezione altrui, un'opinione soggettiva e individuale che non significa certo corrispondenza necessaria con la realtà.

Dunque il rifiuto è l'espressione di un giudizio negativo, e il giudizio è per sua natura soggettivo.

Questo significa anche che puoi sempre scegliere di interpretare il rifiuto come espressione della percezione soggettiva di qualcuno piuttosto che come prova della tua natura imperfetta.

Forse a te piace un determinato quadro o un certo vestito, mentre un tuo amico disdegna sia l'uno che l'altro. E questo va benissimo, è perfettamente normale. È ovvio che ogni individuo formula la propria opinione su tutto, ma di certo non è un parere soggettivo a rendere bello o brutto un quadro. Il quadro semplicemente è così come è.

Questo stesso principio si applica a ogni altra forma di giudizio, comprese ovviamente anche le opinioni degli altri su di te.

Un'altra importante considerazione, a mio avviso, è legata al fatto che statisticamente nell'arco di un'intera esistenza, coloro che ci rifiutano sono in netta minoranza rispetto a chi ci accoglie e ci ama.

Spesso tendiamo a sottostimare il bene che ci dimostrano in molti e ad enfatizzare, al contrario, il rifiuto che riceviamo da pochi. Questo perchè il rifiuto evoca dolori e paure che si radicano saldamente nel nostro animo, ma in genere si tratta per lo più di fenomeni isolati, una goccia nel mare del bene che ti vuole chi ti è vicino e ti apprezza pienamente per la persona che sei.

Non focalizzarti, allora, sull'opinione di pochi e valorizza invece l'affetto e l'amore che in tanti ti dimostrano ogni giorno.

Un ulteriore aspetto da non sottovalutare nel processo di gestione del rifiuto è la circostanza per cui l'intensità delle tue sensazioni negative conseguenti a un rifiuto saranno direttamente proporzionali al risalto che attribuirai al rifiuto stesso e al livello di attenzione che riporrai su di esso.

Si può e si deve certamente prendere consapevolezza di un'esperienza spiacevole, senza ignorarla o respingerla, ma sta poi a noi scegliere se e quanto rimuginarci sopra, se arrovellarci o meno su di essa e avventurarci in una spirale infinita di emozioni negative e controproducenti.

Se sei in grado di lasciar scivolare via un'esperienza spiacevole, questa finisce per perdere il suo potere su di te.

Di fronte a un rifiuto, invece di focalizzarti sulle sensazioni negative ad esso associabili, concentra la tua attenzione sui riscontri positivi e sul sostegno ricevuto da altre persone. Essere consapevole degli incoraggiamenti delle persone che ti sono vicino ti permetterà di allineare il tuo io con emozioni, energie e sensazioni positive in grado di aiutarti a focalizzarti su nuove opportunità.

Non è da trascurare, inoltre, il fatto che in un'ottica di crescita e di sviluppo personale, il rifiuto può rappresentare uno straordinario strumento di apprendimento.

Analizzare, infatti, la situazione che ha avuto come esito un rifiuto, può rivelarsi un'occasione preziosa per valutare i tuoi comportamenti e considerare cosa può essere eventualmente modificato nei tuoi atteggiamenti e nelle tue relazioni con gli altri.

Ad esempio, il rifiuto da parte di potenziali datori di lavoro può costituire una motivazione per rivedere il tuo curriculum e il tuo modo di gestire un colloquio di lavoro, nonché per iscriverti a corsi di sviluppo professionale.

Sotto un ulteriore punto di vista, tra le altre cose, il rifiuto è anche un preciso indicatore del fatto che stai vivendo la tua vita al massimo.

Il rifiuto è il segnale che hai scelto di non nasconderti e di non rimanere nella tua zona di confort, che hai deciso di affrontare le sfide della vita e metterti in gioco nel lavoro, nell'amicizia e in amore.

Impara a vedere il rifiuto come la prova che sei abbastanza coraggioso da prendere dei rischi e sfidare te stesso in terreni nuovi e inesplorati.

Non dimenticare, infine, che l'unica forma di riconoscimento che conta davvero è la tua auto-approvazione.

Ciò che rileva, in fondo, è il modo in cui ti relazioni con i tuoi valori e i tuoi princìpi, come riesci a rimanere integro e onesto con te stesso.

E nulla ti sarà precluso, fin quando sarai fedele al meglio che è in te.
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